Amministrazione Comunale
di Castelnovo Bariano

Ultimi ritrovamenti di “Canàr”


Gruppo Archeologico
Traspadana Ferrarese di
Castelnovo Bariano

LE NUOVE RICERCHE

L’abitato dell’età del Bronzo di Canàr di S. Pietro Polesine è ben noto per una serie di scavi archeologici che si sono svolti tra il 1984 e il 1994. La sua importanza è dovuta sia alle strutture palafitticole messe in luce sia alla particolarità dei materiali archeologici rinvenuti, databili alla prima metà del II millennio a. C.
Nell’autunno del 2001 sono riprese le indagini con lo scopo di chiarire alcuni problemi relativi alla stratigrafia dei depositi archeologici e allo sviluppo del villaggio preistorico. Per questo è stata scelta l’area esterna all’abitato, che era delimitato da una palizzata e da un fossato. Tracce di un secondo fossato erano state trovate anche negli anni precedenti, però non era chiaro quale relazione vi potesse essere tra i due piccoli corsi d’acqua.
Il nuovo scavo archeologico ha reso molto più complessa tutta la situazione. Infatti è stata individuata una rete di fossati che s’intersecano tra loro e che pertanto potevano avere solo lo scopo di drenaggio in quest’area piuttosto paludosa. Naturalmente i risultati non sono completi e definitivi, però recenti scavi, che hanno avuto una breve durata, possono rappresentare una nuova prospettiva per lo sviluppo delle indagini future.

GLI UTENSILI DI SELCE

Per gli abitanti del villaggio di Canàr la selce era la materia più comune per costruire punte di freccia, falcetti, raschiatoi e lame. Le zone di approvvigionamento più vicine si trovano sui monti Lessini dove periodicamente gli abitanti del villaggio andavano a procurarsi il materiale grezzo o semilavorato. Una tecnologia di base doveva essere abbastanza praticata e diffusa all’interno della comunità, però esistono anche alcuni manufatti particolarmente rifiniti che fanno pensare all’esistenza di artigiani specializzati e ad un commercio di prodotti di interessi.
Rispetto ad altri villaggi della stessa epoca che si trovano nell’anfiteatro morenico del Lago di Garda, a Canàr gli strumenti di selce sono meno numerosi. Forse ciò è dovuto da una maggiore distanza dalle zone di approvvigionamento della materia prima.

GLI STRUMENTI IN OSSO E CORNO

L’area circostante il villaggio era principalmente boscosa, e rappresentava un ambiente particolarmente adatto alla vita di alcuni animali come il cervo e il capriolo. La caccia a questi animali era ancora un’attività economica fondamentale per la sopravvivenza.
Dalle loro corna gli artigiani locali riuscivano a fare diversi attrezzi e oggetti d’ornamento. Si distinguono in particolare delle zappette, dei punteruoli, delle cuspidi, dei perforatori e dei pendagli. Il corno dei cervi era preferito per le sue proprietà di robustezza e di elasticità.
Strumenti analoghi venivano ricavati dalle ossa lunghe degli animali, però la loro resistenza e durata era minore. Va ricordato che l’economia del villaggio era basata in buona parte sull’allevamento e che la presenza di animali domestici (bue, maiale, capra e pecora) è di gran lunga prevalente tra i resti faunistici.
Gli artigiani avevano acquisito una perfetta padronanza delle materie prime che hanno saputo sfruttare con tecniche diverse, come la fratturazione, l’intaglio, l’incisione e l’abrasione.

MACINE E MACINELLI

Le indagini sui resti vegetali e le analisi polliniche forniscono un quadro completo dell’agricoltura praticata dagli abitanti del villaggio. La coltivazione comprendeva il miglio, l’orzo, l’avena e alcuni tipi di frumento.
Un indizio indiretto dell’utilizzo dei cereali è dato dal ritrovamento di diverse macine e macinelli. Ogni pietra è da considerarsi di importazione, poiché i terreni locali non presentano assolutamente presenza di ciottoli o anche di ghiaie.
Le macine solitamente sono costruite da blocchi di trachite di provenienza dai Colli Euganei. Hanno una faccia piana, picchiettata e levigata, su cui con dei macinelli a forma sferoidale o sfaccettata veniva pestato il grano fino a renderlo farina. Si tratta di un metodo molto semplice e primordiale in uso presso tutte le popolazioni primitive.

TIPOLOGIA DELLA CERAMICA

La tipologia delle forme vascolari fornisce utili elementi per il riconoscimento degli aspetti culturali e per l’inquadramento cronologico di massima del villaggio.
Sulla base di questi dati si può stabilire che l’insediamento di Canàr ha avuto una durata tra un momento avanzato dell’Antica Età del Bronzo e gli inizi della Media Età del Bronzo (XVIII° - XVI° secolo A. C.). Molto interessanti sono anche gli aspetti formali della ceramica che permettono dei raffronti con regioni molto lontane. Infatti, in un quadro generale che viene definito Cultura di Polada, da una località posta vicino al Lago di Garda, si possono distinguere forme specifiche della Cultura Wieselburg, diffusa in area centroeuropea.
Ciò pone il problema di interpretazione di tali affinità. Si tratta di semplici scambi commerciali oppure bisogna ipotizzare che alla fine dell’antica età del Bronzo sia giunta in Italia settentrionale una nuova popolazione proveniente dall’area centro danubiana?

Lo scavo è stato effettuato con il contributo di:

Un ringraziamento a tutti i Collaboratori alla mostra

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